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Aneddoti & leggende PDF Stampa E-mail

quartiere liceto

 

 

 

 

 

 

 

I Madonnini di Liceto sono sempre stati molto schivi e riservati ma al tempo stesso radicati in quelle tradizioni dei padri che li hanno sempre spronati a far ben figurare il quartiere nella festa dell’8 Settembre.
La riservatezza un tempo era tale che non consentivano neanche ai fotografi di venire a fotografare i preparativi del finale e della sparata!!!

Un aneddoto risale all’anno 1896 quando in occasione della Santa Messa dell’alba alle ore 3.30 veniva sparato il cannone nel bosco del quartiere per salutare la natività della Vergine Maria.
Quell’anno però il cannone fu caricato troppo e al momento dell’accensione esplose spargendo i pezzi per la collina fino a raggiungere il tetto della stazione ferroviaria. Fortunatamente i ragazzi del quartiere non furono colpiti e, per ringraziare la madonna che li aveva protetti, portarono nel Santuario quale ex-voto la culatta e un quadro che raffigurava l’accaduto.
Il quadro fu successivamente rubato, ma il pezzo del cannone è tutt’ora visibile sulla colonna a fianco del pulpito.
Inoltre dato che il tetto della stazione subì dei danni, furono chiamati i Carabinieri il mattino successivo per accertare le responsabilità e fecero il giro di tutti i quartieri per trovare quello a cui era esploso un cannone, lasciando Liceto per ultimo dato che era sulla collina e bisognava raggiungerlo a piedi.
Per evitare problemi, i ragazzi si recarono a piedi a Rapallo dove si fecero prestare da un quartiere di Santa Maria del Campo un altro cannone e lo portarono dal casetto; quando i Carabinieri arrivarono pensavano di trovare i responsabili dato che avevano già visto tutti gli altri quartieri, ma... il cannone era al suo posto e si dovettero ritirare increduli e stupiti!!!
Negli anni successivi fu acquistato un altro cannone ad una fiera a Genova che fu soprannominato “Ö ROSSÖ” per il suo colore e che venne sparato fino agli anni 60; in seguito, purtroppo, l’espansione edilizia sulla collina di Liceto rese troppo pericoloso l’esplosione del cannone.

Il 1948 salutava la ripresa dei festeggiamenti pirotecnici dopo il periodo bellico e all’epoca i fuochi si sparavano nelle fasce dietro il Santuario. L’accensione dei fuochi e della sparata di Liceto fu data dall’Arciprete in processione che, una volta che furono spente tutte le illuminazioni in Via Roma, accese una colomba che diede fuoco alle polveri illuminando tutto il paese in un crescendo di colori.

Un aneddoto importante ci riporta al 1949, in occasione dei festeggiamenti particolarmente grandiosi per il 125° anniversario dell’incoronazione di N. S. del Suffragio, quando la processione dovette fare 2 giri del paese prima che il fuochista di Liceto fosse in grado di dar fuoco al suo spettacolo pirotecnico particolarmente grandioso per la ricorrenza che comprendeva ben 43 bombe di fermata (molte per l’epoca).
Ma non solo, il macchinista del rapido Roma-Genova che intorno alle 23.00 passava da Recco, colpito dalla grandiosità dello spettacolo fermò il convoglio di sua iniziativa sul viadotto per assistere ai fuochi.

Nei primi anni del dopoguerra il fuochista più importante della zona era Carlo Mosto di Recco che serviva molti quartieri ad eccezione di San Martino che si serviva da Manuelo Leverone di Cicagna.
San Martino era all’epoca lo storico rivale di Liceto che insieme a Verzemma ha sempre sparato in occasione dell’8 Settembre; gli altri quartieri non sparavano con continuità ed eseguivano spettacoli “minori”.
Carlo Mosto aveva il sogno di sparare un anno per tutti i quartieri e si mise d’accordo con San Martino per sparare anche per loro all’insaputa di Liceto fino ai giorni immediatamente precedenti la festa quando incontrati i ragazzi del quartiere disse loro queste testuali parole: “Ora posso anche morire perchè finalmente sparerò per tutti i quartieri di Recco!”.
Ma senza pensarci su due volte il presidente gli rispose: “Aspetta a morire, perchè per Liceto non spari più!”.
Fu così che Liceto cambiò pirotecnico e Carlo Mosto non riuscì a coronare il suo sogno.

La rivalità con San Martino è sempre stata molto accesa.
Un anno, in occasione della benedizione della nuova bandiera di San Martino, alcuni ragazzi di Liceto riempirono con ricci di castagna la cesta posta sotto il vessillo in Chiesa.
Scoppiò quasi una rissa e per molto tempo alcuni anziani di Liceto furono costretti a girare per Recco piuttosto guardinghi per paura di ripicche da parte dei “rivali” di San Martino.

All’epoca Liceto sparava nelle fasce dietro il santuario e per sfidare San Martino che sparava sulla collina dell’ospedale nella zona detta “della Carruba”, lanciava bombe caricate con i ricci di castagna e le carrube.

Una tradizione che ormai si è persa era quella di sparare il cannone il più velocemente possibile al 1° rintocco del campanone delle 3.30. Liceto riusciva sempre a vincere perchè il campanaro (Manuelo ö Steccon) prima di dare il rintocco, con una lanterna faceva un segnale e i ragazzi prima, che la campana suonasse, avevano già dato fuoco al cannone battendo sul tempo tutti gli altri.

 
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